Lettera aperta a ragazze e ragazzi: una cura antica, ma sempre buona, “lo spirito di sacrificio”

Carissime, carissimi,
chi vi scrive ha l’età e l’esperienza di lavoro per sentire di farlo. Ho passato gran parte del mio tempo di lavoro a promuovere e difendere la salute con l’aiuto di molti altri soggetti extrasanitari, come comuni e volontariato. In Veneto come in gran parte d’Italia, abbiamo coltivato l’educazione alla salute, non solo perché fossimo tutti più sani, ma perché essa è una fondamenta della educazione al civismo, cioè alla cura delle nostre qualità sociali e civili. Forse così poco narrate oggi, rispetto a una cultura che ci vede, tutti chi più chi meno, condannati al consumismo e al culto del successo d’immagine. Ai tempi dei miei nonni, certo molto difficili e anche diversi, esisteva una qualità molto incoraggiata che era lo “spirito di sacrificio”. So che solo a dirla stride come una cosa vecchia, ammuffita e poco attraente.  Ma voglio solo darvene un esempio: la mia nonna materna si trovò orfana di madre con sei fratelli piccoli di cui l’ultimo di 6 mesi, ne diventò la madre surrogata allevandoli tutti, era normale. La mia prozia paterna si trovò a fare la mamma di mio padre, 7 anni, e degli altri 6 fratelli e per questo rinunciò al matrimonio e rimase fidanzata a vita, riunita al “suo caro” solo nella tomba di famiglia, era normale. Non mi risulta che nessuna delle due diventasse infelice e fosse vittima del risentimento. Ben diverso da coloro che nella cultura del dio mercato nemmeno sanno che esista lo “spirito di sacrificio” e giustificano scelte un tantino egoistiche con la frase, in questi casi irritante, che  si “sono prese in mano la loro vita”. E.. quella degli altri, non conta?

Sapete, come cercano di dirvi tutti gli educatori, ciascuno di noi porta una fetta più o meno grande di responsabilità nei confronti degli altri e di noi stessi, dal momento in cui siamo in grado di comprenderlo, e nessuno può negare che già a 14 anni lo si possa fare. E’ vero, e per molti aspetti sacrosanto, che la vostra energia vitale e la pulsione a misurarsi coi rischi e i limiti personali sia una caratteristica della vostra età. Ma non è un caso che sia chiamata “età evolutiva”, perchè  è una graduale crescita in tutte le vostre dimensioni umane, passando attraverso errori e consapevolezze. Non solo piacevoli, ma che vi rendono autonomi dagli adulti e indipendenti, pronti per affrontare la vostra di vita. E’ un percorso che nei più fragili degli Umani è spesso difficile e talvolta doloroso, non capirlo fra “pari” (i vostri coetanei e compagni lo sono!) è un modo di essere amici che porterà conseguenze negative a qualcuno, ad alcuni, se non a voi. E’ sano anche considerare una specie di “parità”  la convivenza familiare che è, nella maggioranza dei casi, la nostra rete di sostegno o rimbalzo dalle cadute e infortuni della vita. Nessuno può aiutarci con più interesse e calore dei nostri cari, compresi quegli insegnanti o altri educatori ai quali alcuni di voi, in maggior difficoltà, affidano per il tempo necessario la loro sicurezza fisica, psichica e sociale. Non avete mai pensato che i vostri genitori che lavorano, i vostri insegnanti ed educatori, i nonni ancora validi sono spesso il sostegno economico e sociale delle vostre vite? Nessuno di noi, vecchi ma anche giovani, può essere certo di come sarebbe la sua malattia Covid, perchè rischiare di entrare in un tunnel di difficoltà che sono tutt’altro di quelle della noia o del mancato divertimento?  difficoltà che costano alla società tutta in vari modi, e sottraggono risorse e potenzialità al vostro futuro, non vi pare poco intelligente? Cosa saranno mai poche regole, o il fatto che i locali chiudano prima? se proprio vogliamo dire la verità, chi di noi non è un mezzo zombie il giorno dopo se ha fatto le ore piccole, magari con un po’ di sostanze che rendono allegri.. è allegria ben fasulla se porta a tristi conseguenze, è un tragico ridere, un  gioco di immagini riflesse che soddisfa per qualche ora e poi può diventare compulsivo, come tutti i piaceri del consumo. Invece, le cose belle come avere aiutato qualcuno a vivere o a star bene è un ricordo che ci gratifica sempre, uno star bene interiore che illumina tutto il resto del nostro percorso. Lo abbiamo sperimentato tutti aiutando un amico o le persone in sofferenza.. Pensateci e sappiate che solo diventando più responsabili ha veramente torto chi vorrebbe indicarvi come i principali diffusori dell’epidemia, quando essa ha radici più profonde nella storia del mondo e delle persone. Non vi fate attirare da una  liberazione (dalle regole, dalla fatica, dall’impegno, dal dono..) che inganna, è “malattia” per la razza umana. Evitatela.

Un vecchio medico di Sanità Pubblica
Francesca Benvegnù

al popolo delle movide

dobbiamo organizzarvi un tour

nelle terapie intensive? 

potrebbe finirci tuo padre, 

la nonna che adori, 

quel tuo amico che ride

per tirar su il morale..

no, guarda,

stasera ..non mi va 

esco sì, però mi faccio

una passeggiata

a pieni polmoni

e poi rientro presto,

e vedo se mio fratello

ha fatto i suoi compiti,

mia madre è di turno.