Serve uno sforzo congiunto per ripensare il welfare

Riportiamo l’intervista a Ivan Pedretti, Segretario generale dello Spi, a Rassegna Sndacale, durante le Giornate del Lavoro di Lecce del 20 settembre 2019

“Intervenire sul tema di un nuovo welfare da ripensare nell’ottica di una società che invecchia in fretta è molto difficile. Perché serve un’azione di prospettiva e di lungo respiro. Ma come si fa, in un Paese in cui, nel giro di un mese, siamo passati da un governo della paura a un esecutivo che prova a guardare più in là. Ma poi qualcuno subito decide di creare un nuovo partito che crea fibrillazione e complicazioni che non aiutano a risolvere i tanti problemi che hanno gli italiani?” Se lo è chiesto il segretario generale dello Spi Cgil Ivan Pedretti, nel corso delle Giornate del lavoro della Cgil, che hanno preso il via a Lecce questa mattina, col dibattito “Il welfare da ripensare, necessità e opportunità in una società che invecchia”.

Questo cambiamento infatti non può essere messo in atto “solo attraverso manovre fiscali”, ma “investendo su nuove protezionisociali”. Serve infatti “un grande processo di trasformazione per affrontare i due corni dell’invecchiamento. Da una parte c’è una società che invecchia, dall’altra invece un Paese in cui la natalità si riduce. Ma una società di questo tipo non ha alcuna prospettiva”. Per Pedretti bisogna insomma intervenire su entrambi gli aspetti della trasformazione demografica del Paese: “Bisogna investire affinché i giovani possano fare figli, avere asili nido, scuole che funzionino e affitti accessibili”. D’altra parte, è necessario “difendere quegli anziani che stanno parzialmente bene” e quelli che stanno peggio. Dobbiamo evitare che “in molti ancora scivolino sotto la soglia della povertà”. Per questo serve “un grande sforzo”.

Per il leader dei pensionati Cgil, “oggi siamo paradossalmente nella stessa situazione in cui l’Italia si trovava negli anni 70, nella condizione di costruire un nuovo processo di riforma del welfare, che risponda alle necessità attuali”. I lavoratori e i pensionati, in questo processo sono sulla stessa barca: “Perché per trasformare il sistema delle protezioni sociali per evitare la povertà bisogna partire dal lavoro”. Infatti, “se si riducono le protezioni sociali, i lavoratori diventano poveri, non avranno una pensione dignitosa e verseranno meno contributi. Quindi è un tema che ci tiene tutti insieme, e non può essere separato”. Non si possono, insomma, “separare giovani e vecchi, sarebbe la fine del welfare”.

“L’Italia è uno dei Paesi più vecchi d’Europa e quasi anche del mondo, dove l’invecchiamento della popolazione nel tempo crea gravi cronicità come quella della non autosufficienza – ha continuato –. Ci sono tre milioni di persone non autosufficienti che, oltre ad avere una condizione di forte disabilità, sono un peso significativo assistenziale che oggi viene sostenuto solo dalle famiglie. L’Italia non ha ancora affrontato questo tema emergente, deve invece dotarsi di una legge nazionale sulla non autosufficienza in grado di dare servizi socio-assistenziali a persone che nel tempo si aggraveranno”. “Nella proposta programmatica del premier Conte questo tema non c’è – ha concluso –, ma credo che ci sia la possibilità e la condizione per poterlo fare, poi ragioneremo sull’intervento finanziario per farlo”.