Ancora aumenti indiscriminati e caos nel mercato energetico. Federconsumatori e SPI: a rimetterci sono sempre le fasce più deboli

Sono sempre più numerose le segnalazioni che riceviamo da parte di cittadini, soprattutto anziani, contattati telefonicamente a tutte le ore del giorno da venditori che si spacciano per i più improbabili personaggi, da incaricati di fantomatiche associazioni di consumatori a funzionari di autorità di vigilanza del settore. Lo scopo? Far dire il “fatidico sì” e dare il via a contratti energetici nel libero mercato, sotto la minaccia – per esser più convincenti – di un imminente fine del mercato tutelato, con prospettive apocalittiche per chi si troverà fuori e con la promessa, per converso, di costi ridottissimi a chi aderirà alle loro offerte.

La realtà è però molto diversa. La fine del mercato tutelato è attualmente programmata per il 1° gennaio 2023, con presumibili ulteriori proroghe e chi non avrà fatto la scelta entro quella data, avrà poi tutto il tempo per farla.
Per quanto riguarda gli sconti in bolletta, ribadiamo che sono possibili solo per la quota energetica – quindi pochi euro all’anno – e solo ed esclusivamente per il periodo del contratto, dopo il quale potranno venire rimodulate dal fornitore.


Prendiamo peraltro atto, con profondo rammarico, che dal 1° luglio il costo dell’energia ha subìto aumenti come mai era successo prima d’ora, con l’aumento della tariffa elettrica del 9,9% e quella del gas del 15,3% (record dal 2003) con l’effetto, si calcola, di spingere l’inflazione all’1,7%.

Dalle stime elaborate da Federconsumatori sull’effetto dei rincari energetici – computando anche i carburanti – si ritiene che il sovraccosto a carico dei consumatori sarà di complessivi 7 miliardi di euro; la spesa per l’elettricità della famiglia-tipo nel periodo 1° ottobre 2020 – 30 settembre 2021, sarà di circa 559 euro (+12% rispetto agli stessi 12 mesi precedenti) con un maggior esborso pari a 62,4 euro, con effetti palesemente più gravosi per le fasce sociali più povere e vulnerabili, tra cui le persone anziane e sole, come sottolineato dallo SPI CGIL Metropolitano Venezia.

Unico elemento positivo, frutto di una nostra annosa richiesta, è l’avvio definitivo da luglio dell’automatismo che consente a chi ne ha diritto (nuclei familiari con Isee non superiore a 8.265 euro o 20.000 se con più di 3 figli) di vedersi automaticamente accreditato in bolletta il bonus sociale di sconto per elettricità e gas, comprensivo delle agevolazioni da inizio anno. Non serve più, quindi, presentare domanda per i bonus sociali, che resta invece necessaria per le riduzioni da disagio fisico, connesse all’utilizzo di apparecchiature elettromedicali salvavita.

Ciò è operativo, grazie alla collaborazione delle Istituzioni che gestiscono i dati dell’ISEE (INPS) e delle Utenze (Acquirente Unico). Con esso – come auspicato per lungo tempo da Federconsumatori – le agevolazioni verranno garantite a oltre 3 milioni di famiglie i cui due terzi, in passato, non presentavano la domanda.

Per quanto riguarda la soglia dell’ISEE per l’ottenimento del bonus sociale, Federconsumatori ritiene che sia da rivedere nelle cifre ma anche, soprattutto, nel riconsiderare la composizione del nucleo familiare con un criterio in proporzione all’aumento dei membri della famiglia e non – come avviene ora – solamente al raggiungimento del “gradino” rappresentato dalla presenza di più di tre figli.

Va ricordato, altresì, che sui costi energetici incombe una tassazione particolarmente antipatica perché, oltre all’IVA, ci sono le accise che vedono – per citare un esempio – tutti i consumatori domestici di elettricità pagare in bolletta le sovvenzioni erogate per l’energia pulita (pannelli solari, centrali a gas ecc.), facendosi quindi carico delle strategie energetiche in luogo della fiscalità generale, improntata ai principi costituzionali della capacità contributiva e della progressività.

Con le accise, i consumatori contribuiscono a prescindere dall’una e dall’altra. Per rendere meglio il concetto, prendiamo come esempio un litro di benzina, il cui costo medio di 1,62 euro è costituito per 60,3 centesimi dal costo della benzina, per 72,8 centesimi dalle accise e per 29,3 centesimi dall’Imposta sul Valore Aggiunto.
Come Federconsumatori e come SPI CGIL Metropolitano Venezia – concludono i rispettivi Segretari Provinciali, Paolo Ormesi e Daniele Tronco, – chiediamo quindi con forza una riforma complessiva degli oneri di sistema, capace di ridurre in modo permanente il costo delle bollette e, non ultimo, di spostare sulla fiscalità generale il carico della strategia energetica del nostro paese”.