Seminario Organizzativo SPI Metropolitano Venezia su Alfabetizzazione Digitale

L’approfondimento, nel programma dei lavori di oggi, sul tema “alfabetizzazione digitale” è un’iniziativa che lo SPI CGIL ha promosso al fine di ricostruire un’azione collettiva e sindacale a tutela dei diritti lavoratori e dei pensionati a seguito delle trasformazioni introdotte dalle nuove tecnologie.

A tal fine è utile ricordare i cambiamenti intervenuti nella nostra vita, nel lavoro e nella società.

I beni, i servizi immateriali, i brevetti, la proprietà intellettuale, le piattaforme digitali, i Big Data, i Cloud Computing, l’intelligenza artificiale, l’internet degli oggetti (IoT) i Blockchain, il 4G e prossimamente il 5G, le identità digitali, i servizi online della PA, hanno  dematerializzato l’economia, producendo valore attraverso la gestione e l’utilizzo del dato.

L’economia dei dati assieme a internet (informazione e comunicazione social) sono oggi i fattori immateriali dell’economia moderna, dell’economia della conoscenza, l’unica risorsa in grado di gestire la complessità, che ha portato alla ridefinizione della trasformazione in atto in rivoluzione digitale.

La disponibilità dei dati è oggi una risorsa preziosa in tutti i settori produttivi e nelle amministrazioni pubbliche per programmare,  per decidere.

Il primo report dell’Osservatorio dei bisogni sociali avviato in corso d’anno, oggi presentato, rappresenta una conferma della rilevanza del dato. Dato che va analizzato, commentato, riaggregato per ridefinire assetti organizzativi e procedurali.

Un’ulteriore prova l’ha fornita anche la pandemia covid-19 che da una parte ha messo in evidenza l’inadeguatezza e l’impreparazione del sistema sanitario ad affrontare l’emergenza, dall’altra ha rilevato come la gestione dei dati sanitari sia utile e indispensabile sul fronte della tracciabilità dei contagi, degli approvvigionamenti, delle statistiche, della ricerca scientifica e dell’interoperabilità dei sistemi di rilevazione tra stato, regioni e aziende sanitarie.

Sempre nello stesso periodo non va trascurato e sottovalutato l’impatto sulle imprese e sull’occupazione. Le sfide per i lavoratori generate dalla rivoluzione digitale, anche in ragione del covid-19, riguardano le condizioni di lavoro, la regolarità del lavoro, la mancanza di accesso alla protezione sociale, la libertà di associazione, il diritto alla contrattazione collettiva e la maggiore penalizzazione delle donne.

Sul fronte imprese, invece, è stato constatato che i colossi del web si sono ulteriormente arricchiti con una crescita del valore in Borsa nel 2020 di circa il 20%. Le big valgono 10 volte Piazza Affari. Al primo novembre la capitalizzazione dei primi 10 colossi è circa di 13000 miliardi $, pari a 11.400 di €, mentre il PIL nominale dell’Unione Europea è circa 13.306 miliardi di €. La somma della capitalizzazione di Microsoft e Apple (le prime in classifica) supera il PIL della Germania, 4^ economia mondiale.

Dal 2015 ad oggi gli analisti di Mediobanca hanno infine documentato che le prime 25 multinazionali sempre del web hanno risparmiato 46 miliardi di tasse, localizzando la sede legale nei paradisi fiscali del mondo. Un esempio è la filiale Amazon in Europa che con  un fatturato, nel 2020,  di 44 miliardi, non ha pagato 1 € di tasse al Lussemburgo dove risiede. Lussemburgo rinominato “GRANDUCATO DELL’ELUSIONE ED EVASIONE FISCALE” dove sono registrate 55 mila società offshore.

Tra le 25 big sono comprese le grandi imprese americane e cinesi, tra cui Amazon, già citata, Google, Facebook, Apple, Microsoft, Alibaba, Baidu e Tencent, che con la gestione e l’utilizzo dei “data” si sono trasformate in veri “stati a livello mondiale”, che governano il mercato dei consumi e dei prodotti, aumentando contestualmente disuguaglianze e povertà, sia tra Paesi che all’interno dei Paesi stessi. In definitiva un’oligarchia economica globale di un capitalismo senza regole.

Per contrastare questo stato di fatto ed invertire la tendenza ad evadere le tasse è stato raggiunto all’OCSE, nel luglio scorso, con un accordo sulla web tax del 15% alle multinazionali per un fatturato annuo sopra i 750 milioni. I paesi aderenti sono 131 su 139.

Nel nostro paese le filiali dei big del digitale hanno generato profitti per 4,6 miliardi, mentre il gettito dell’ imposta fissata con la legge di bilancio del 2020 al 3% ha prodotto un’entrata di soli 233 milioni.

A fronte di questi numeri la mobilitazione e manifestazione unitaria di CGIL, CISL, UIL sull’inadeguatezza della manovra di bilancio in riferimento al lavoro, al welfare e al fisco è sacrosanta. La denuncia e la protesta dello SPI Metropolitano e della Federconsumatori sul nuovo balzello di 12 € di Poste per l’attivazione dell’identità digitale è stata opportuna tempestiva. Ancora una volta si colpiscono le fasce deboli e a rischio povertà, pari a circa il 30 % della popolazione.

Per completare lo scenario globale è necessario tener conto della diffusione che i servizi digitali hanno raggiunto negli ultimi anni, che si riassume nel modo seguente:

  • 4,5 miliari di persone connesse a internet
  • 5,2 miliardi di utenti mobile
  • 4,2 miliardi di utenti social
  • 1,83 miliardi di siti web su internet
  • 7 miliardi al giorno sono le interrogazioni con Google
  • 100 miliardi di messaggi sono inviati ogni giorno con WhatsApp
  • 60% circa della popolazione mondiale utilizza i social con accesso dal telefono
  • 7 ore circa è il tempo che trascorre sul web l’utente medio.

Come si colloca l’Italia in questo scenario?

La Commissione Europea, con la recente pubblicazione del monitoraggio dei progressi degli Stati membri sulla digitalizzazione della società e dell’economia, ci offre, di verificare  la collocazione del nostro paese.

Il monitoraggio, strutturato attraverso un indice denominato DESI (Digital Economy and Society Index) creato dalla Commissione Europa, è composto da indicatori distribuiti su quattro aree: connettività, competenze digitali, servizi pubblici digitali, integrazione delle tecnologie digitali.

Per il 2021 l’Italia si colloca tra i 27 membri dell’Europa al:

  • 20° posto nell’indice generale comprendente tutti gli indicatori delle 4 aree, recuperando alcune posizioni (nel 2020 era al 25° posto);
  • 23° posto per la connettività con miglioramenti nella diffusione dei servizi di connettività con velocità di 1 Gbps;
  • 25º posto per le competenze digitali: 42 % delle persone di età compresa tra i 16 e i 74 anni con competenze digitali di base, (56 % nell’Ue) mentre solo il 22 % dispone di competenze digitali superiori a quelle di base,(31 % nell’Ue). La percentuale di specialisti è pari al 3,6 % dell’occupazione totale, (nell’Ue 4,3 %)
  • 18° posto per i servizi pubblici digitali, con un’offerta migliore per servizi resi alle imprese rispetto a quelli resi ai cittadini
  • 10° posto per l’integrazione delle tecnologie digitali sul fronte della fatturazione elettronica e dei servizi cloud

Cosa dire: c’è stato qualche progresso ma siamo ancora indietro, soprattutto sulle competenze e il capitale umano.

Per recuperare i ritardi, anche a seguito del covid-19, lo scorso anno sono stati approvati Decreti e Provvedimenti per accelerare il processo di digitalizzazione.

L’atto normativo più importante è stato il Decreto-Legge “Semplificazione e Innovazione digitale” (DL n. 76/2020) convertito nello scorso luglio con Legge n. 120/ che ha modificato e integrato  il D.Lgs. n. 82/2005 “Codice dell’Amministrazione Digitale” inerente il rapporto tra cittadini e pubblica amministrazione, al fine di rendere effettivo il diritto di cittadinanza digitale.

In breve l’ elenco alcuni servizi di identità digitali:

 (SPID CIE TS-CNS) – IMMUNI – APP_IO – PAGOPA – GREENPASS – FASCICOLO SANITARIO ELETTRONICO – RICETTE ONLINE – PRENOTAZIONE ESAMI ONLINE – FIRMA DIGITALE – SERVIZI ONLINE DELLE AMMINISTRAZINI PUBBLICHE  CON L’ACCESSO TRAMITE IDENTITA’ DIGITALI – CERTIFICATI ANAGRAFICI ONLINE -CASHBACH ecc.,

I risultati conseguiti fino ad oggi sono:

SPID erogate: 26.400.000, CIE attivate: 25.000.000; GREEN PASS: 128.000.000; APP IO: 23.000.000 applicazioni scaricate.

I numeri emersi non possono tuttavia nascondere il divario tecnologico, sociale e culturale tra chi può interagire e utilizzare gli strumenti tecnologici con internet e chi non è in grado.

Alcune ricerche hanno da tempo evidenziato che l’uso delle tecnologie negli over 65 è influenzato dal basso livello di istruzione e dal basso reddito, con l’impossibilità di dotarsi di un computer, di uno smartphone, di un tablet e di una stampante.

I rapporti ISTAT e INPS su redditi e povertà ci dicono da tempo che16,4 milioni di italiani (27,3% della popolazione) sono a rischio povertà; 5,6 milioni sono in povertà assoluta e  10,9 milioni di pensioni sono inferiori a 750 €.

L’altro atto rilevante del 2020 è la Strategia Nazionale per le Competenze Digitali (Ministero per l’innovazione tecnologica e l’innovazione) i cui obiettivi sono:

  1. ridurre il divario digitale di carattere culturale presente nella popolazione italiana, sostenendo la massima inclusione digitale;
  2. sostenere lo sviluppo delle competenze digitali in tutto il ciclo dell’istruzione e della formazione superiore;
  3. promuovere lo sviluppo delle competenze chiave per il futuro e aumentare la percentuale di specialisti ICT, soprattutto nelle tecnologie emergenti-

Per il raggiungimento degli obiettivi la strategia è dotata di un progetto “Repubblica Digitale”, promosso dal Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio, inteso come approccio collaborativo Ministeri/Regioni/Provincie/Comuni/ Università/Istituti di ricerca/Imprese/Professionisti/Rai/Associazioni/e aderenti della Coalizione Nazionale per le competenze digitali.

Le buone pratiche e le azioni concrete realizzate sono tante. Nel 2020 le iniziative della Coalizione (aderenti 180) hanno formato più di 2.700.000 studenti, 70.000 docenti, 900.000 cittadini, 250.000 lavoratori

Alcuni esempi

Comune di Prato – Attivazione di infopoint distribuiti in città per ridurre i tempi della scansione dei documenti, come usare spid come attivare spid.

Comune di Modena Corsi online – alfabetizzazione 1 livello – smartphone base – pc; cultura online per principianti ecc-..

Proloco di Villa San Pietro (Comune della Città Metropolitana di Cagliari)  Progetto “Punto Digitale”: obiettivo ridurre, attraverso uno sportello aperto al pubblico, il divario digitale presente nel territorio comunale. Lo sportello offre assistenza gratuita ai cittadini nell’utilizzo dei servizi digitali

Altre buone pratiche sono consultabili sul sito

https://repubblicadigitale.innovazione.gov.it/it/i-progetti/

Le misure e le strategie adottate sul digitale dal 2020 dovranno raccordarsi con il Piano per la ripresa e la resilienza che ha finanziato con 49 miliardi di Euro la missione 1^ “Digitalizzazione, Innovazione, Competitività, Cultura”

Trattasi di occasione unica per il paese, che deve coinvolgere tutti gli attori istituzionali, politici, sociali ed economici al fine di definire una strategia responsabile e condivisa di rinascita del paese. E’ questo il messaggio della manifestazione di Sabato a P.za Ferretto. Non ci sarà crescita senza lavoro, giustizia, riduzione delle diseguaglianze e della povertà.

Il Sindacato e la CGIL sono chiamati ad una svolta, anche culturale, per stare dentro il processo di cambiamento e non subirlo, al fine di tradurre i benefici dell’innovazione digitale in benefici per chi lavora, per i giovani, per i pensionati e per le donne per rendere effettivo il diritto di cittadinanza digitale

Non c’è altra strada e bisogna fare presto.

In questo scenario globale frutto della rivoluzione digitale l’acquisizione delle competenze digitali e l’utilizzo degli strumenti digitali deve tradursi in attività formativa permanente che deve impegnare il sindacato su più fronti:

  1. il personale di tutte le strutture della CGIL – Centri di assistenza, Patronati, Sportelli sociali;
  2. i cittadini e i pensionati

I programmi formativi dovranno articolarsi su due moduli:

  • acquisizione competenze di base per l’utilizzo degli strumenti informatici
  • acquisizione competenze intermedie e avanzate sulla gestione dati sicurezza ecc.

L’organizzazione potrà avvenire in presenza o con le piattaforme per video conferenze ZOOM, MEET, WEBEX

Il contributo e la partecipazione all’attività formativa di docenti, professori esperti qualificherà l’azione del sindacato nelle sedi degli sportelli sociali

L’attività collaborativa vale anche per le Municipalità, per i Comuni e per le associazioni, tra cui AUSER, ARCI, FEDERCONSUMATORI  e le tante Associazioni Culturali cittadine.

L’accesso alle nuove tecnologie è tuttavia una priorità che non investe solo i cittadini privi per varie ragioni di competenze digitali, ma lo Stato, le imprese e tutte le istituzioni pubbliche sulle questioni legate non solo alla privacy ma alla sovranità digitale, alla  protezione dei dati, alla sicurezza e alle implicazioni non meno importanti riguardanti l’etica dell’innovazione, che deve essere finalizzata al rispetto dei diritti umani, alla garanzia di una società equa e giusta e all’analisi costante dei rischi potenziali di una tecnologia digitale sempre più sofisticata e pervasiva.

Infine non possono essere sottovalutati e trascurati i cambiamenti che la rivoluzione digitale, l’economia dei flussi e della finanza, le trasformazioni sociali e demografiche hanno prodotto  nei territori e nelle città.

Le città sono oggi il punto di congiunzione tra locale e globale, fra luoghi e flussi dove le nuove tecnologie, l’informatizzazione dei processi, i servizi, tutti o quasi smart, e la digitalizzazione dei  procedimenti della PA non hanno migliorato la qualità della vita, anzi hanno aumentato diseguaglianze, rischio povertà, disoccupazione, soprattutto tra i giovani e le donne.

Il diritto all’informazione è un diritto fondamentale della democrazia. Ogni persona ha diritto di ricevere notizie vere su tutte le questioni di carattere politico, sociale, economico al fine di esercitare consapevolmente il diritto alla cittadinanza.

Su questo terreno le istituzioni e gli organismi a livello internazionale dovranno intervenire con regole e norme per porre le basi di un uso sociale delle nuove tecnologie, che miri al benessere collettivo e al fine di costruire una democrazia digitale

Le novità, le esperienze e gli interventi sull’utilizzo delle tecnologie e dei dati, si concentrano nelle città sui beni comuni indispensabili per il controllo delle piattaforme digitali urbane (trasporti, energia, rifiuti, acqua, sanità) da concepire come infrastruttura necessaria per nuove forme di partecipazione democratica e nella prospettiva di costruire una sovranità tecnologica.

Nel 2016 a Parigi il bilancio preventivo è stato votato, con l’utilizzo di piattaforma online, da 160 mila persone che hanno deciso l’allocazione di 100 milioni di €.

A Barcellona “Decidim” è la piattaforma partecipativa online sviluppata grazie al software libero. Quartieri e cittadini e Comune hanno elaborato un ambizioso piano per ridurre del 21% i livelli di inquinamento dell’aria, di quello acustico e del traffico.

“Decide.Madrid” è una piattaforma di democrazia diretta che consente ai cittadini di dibattere, proporre e integrare le politiche cittadini

Tutto ciò offre utili indicazioni per avviare consapevolmente processi di cambiamento e di innovazione anche a Venezia ma è un occasione unica da non perdere.

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